Come gestire conflitti di lavoro

I responsabili delle risorse umane come gestiscono i conflitti di lavoro nei vari team?

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Argomento interessante!

Ciao Ettore! Abbiamo trattato questo argomento sul nostro blog. Leggi questo articolo se vuoi saperne di più:

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Buongiorno Ettore!
Prima di tutto è importante chiedersi in che modo si vuole “gestire” un conflitto.
Mi spiego: spesso e volentieri ciò significa estirparlo alla radice, come se fosse possibile, o più semplicemente fingere che non esista. Altre volte, invece, i superiori di un gruppo svolgono una attività di pressing affinché gli attriti vengano appianati attraverso l’obbligatorietà del mantenimento di un ambiente pacifico. In parole povere, “fate i bravi o son problemi per tutti”.
L’alternativa che, personalmente, trovo più corretta e che spesso consiglio ai miei clienti, è quella di giungere ad un confronto faccia a faccia tra gli elementi del team in conflitto, ancora meglio se con qualcuno a supervisionare. E attenzione, non a fungere da giudice ma, più semplicemente, da arbitro pronto a decretare di tanto in tanto “stop, palla al centro”.
E’ giusto che le persone si scontrino. E’ umano e, entro certi ovvi limiti, necessario per garantire una crescita sia individuale che di gruppo.
Reprimere queste emozioni non fa altro che montarle a neve.
La presenza di una figura responsabile di riferimento in stanza è utile al fine di conoscere problematiche, divergenze e feedback tra colleghi, favorendo anche il mantenimento di un certo comportamento - a patto che presti attenzione a non inibire nessuno a parlare per paura di conseguenze successive.
Deve essere, quindi, qualcuno in grado di porre le domande giuste al momento migliore, offrendo punti di vista alternativi a prese di posizione su cui, magari, ci si è incagliati.
Non è facile e spesso ci si trova invischiati in attriti che, anche con tutta la buona volontà, le parti non vogliono risolvere. In questi casi il fine ultimo non è far fare pace a tutti ad ogni costo ma, piuttosto, ristabilire un buon grado di rispetto tra gli attori in gioco indipendentemente che la ragione venga riconosciuta da uno o dall’altro.

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